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lunedì 17 ottobre 2011

Trailer ufficiale di Paura e Delirio a Las Vegas in lingua originale

mercoledì 12 ottobre 2011

Un musical trascinante e spettacolare nato sotto il segno degli Abba e di Afrodite


Locandina Mamma Mia!
Grecia, 1999. La giovane Sophie ha un sogno: conoscere suo padre e farsi condurre
 all'altare nell'incantevole 
isola di Kalokairi. Alla vigilia delle sue nozze con Sky ha scoperto il 
diario segreto e i segreti del cuore della madre, una figlia dei fiori che praticava il sesso e 
l'amore ieri, 
una donna indipendente e piena di vita che gestisce un piccolo hotel sul mare di Afrodite oggi. 
All'insaputa di Donna, Sophie invita a nozze i suoi potenziali padri: un uomo d'affari, 
un avventuriero e un banchiere impacciato. Scoperta molto presto la loro presenza sull'isola, 
Donna li invita "amabilmente" a rimettersi in mare ma niente 
andrà come previsto. 
Gli dei in cielo hanno lanciato i dadi e versato amore, tanto amore, nei calici.
A ragione Mamma mia! è ambientato nel Mediterraneo perché l'acqua, 
nel musical di Phillida Lloyd, è il filtro deformante che veicola gli sguardi dei 
protagonisti e spuma l'amore fino ai cuori. Non si tratta affatto di un espediente, 
l'amore impone sempre una nuova nascita, un ritorno nel liquido amniotico che ottunde 
tutto ciò che è esterno, estraneo, nemico. In quella soglia incantata la 
Donna di Meryl Streep vorrebbe trattenere il più a lungo possibile la sua Sophie, 
che al contrario scalpita per salpare e attraversarla. Al di là c'è l'ignoto e il nuovo, c'è un padre e un 
mondo da scoprire, c'è un'attesa sospesa da corrispondere 
prima che gli dei facciano i capricci. Mamma mia! è la storia di un'isola 
"assediata" dai padri e difesa dalle madri, 
un impasto di sale e sentimenti che 
trova sullo 
schermo una dimensione spettacolare, sostenuta da un ritmo incalzante e impreziosita dalle 
"teatrali" canzoni degli Abba. 
La straordinaria partitura e i testi dell'irriducibile gruppo svedese interpretano i movimenti ariosi delle coreografie in esterni, 
raggiungendo una resa 
d'atmosfera sorprendentemente comunicativa mentre "cantano" il lamento d'amore di
 "The Winner Takes It All" o la carica liberatoria di "Dancing Queen".
 La perizia della regia, la dimensione dello sforzo produttivo e l'apporto di un'infinità di esperti assicurerebbero 
soltanto la buona qualità della confezione se a vivificare il 
tutto e a imprimere al film quel quid di magia, che lo illumina più del sole della Grecia, 
non ci fossero gli stupori, la recitazione 
incantata e la "faccia da musical" di un cast appropriato, equilibrato ed efficace.
Al di là dell'arcobaleno "viaggiano" la dancing Queen di Meryl Streep, che percorre in lungo e 
in largo la scena tuffandosi in un bagno di musica e di eccentricità coreografica,
 i padri inconsapevoli e incoscienti di Colin Firth, Stellan Skarsgård e Pierce Brosnan, 
che pur non avendo confidenza alcuna col genere riescono a trasformare i loro 
impacci in irresistibili connotazioni psicologiche, 
e la figlia adorabile di Amanda Seyfried, 
che coglie col suo volto l'ode alla felicità e il sogno irraggiungibile.
È la natura e la brezza del Mare Nostro a inventare invece l'"artificio" scenografico, 
salvaguardando la dimensione da favola e la dinamica visiva delle schermaglie 
sentimentali ("SOS"), degli animosi battibecchi, degli shakespeariani equivoci ("Gimme! Gimme! Gimme!") e delle sonore agnizioni ("Voulez - Vous").
Calato in un tempo precisato, che come i protagonisti deve compiere un passaggio (è il 1999), il musical corale della Lloyd privilegia il ritmo esuberante e trascinante piuttosto che l'arabesco elegante, innescando coi numeri musicali uno scatto di autentica e orecchiabile vitalità. Se il musical è favola, di tutte le favole Mamma mia! è forse la più bella.

martedì 11 ottobre 2011

Insidious

Insidious
Un film di James Wan. Con Patrick Wilson, Rose Byrne, Ty Simpkins, Barbara Hershey, Lin Shaye. 

continua»
 Genere Horror, Ratings: Kids+13, produzione USA, 2010. Durata 97 minuti circa.

Un nuovo horror dai creatori di Saw e Paranormal Activity

Da venerdì 28 ottobre al cinema.
La pellicola racconta il trasloco di una famiglia in una vecchia casa. Il loro figlio Dalton rimane vittima di un incidente e finisce in coma. La sua devota madre lo veglia al capezzale a casa, ma degli scompigli e degli avvistamenti di improvvise apparizioni nell'ombra nel cuore della notte cominciano a chiedere troppo ai genitori di Dalton, Renai (Rose Byrne) e Josh (Patrick Wilson). Il loro rapporto comincia a rompersi, l'atmosfera diventa pesante e terribilmente sinistra, diffondendosi dagli angoli bui di una casa che una volta prometteva gioia e felicità. Il corpo di Dalton è diventato una calamita per le entità maligne, mentre la sua coscienza è rimasta intrappolata in un regno oscuro e insidioso chiamato The Further.

Il trailer del meraviglioso TITANIC

UNA NUOVA COMMEDIA: 30 MINUTES OR LESS


Locandina 30 Minutes or Less
La storia inizia con una notte di grandi bevute e di importanti dichiarazioni tra i due protagonisti: 
uno dei due confessa 
di amare la sorella del suo migliore amico causando un'esplosione incontrollata di rabbia 
da parte del fratello. 
Volano parole grosse e l'amicizia sarebbe compromessa se non intervenisse il destino. 
Dall'altra parte della città una coppia di criminali principianti cerca 
di progettare un piano per uccidere il padre di uno dei due e incassare l'eredità. 
Sono troppo imbranati per tentare di mettersi in azione da soli quindi pensano di noleggiare 
un sicario. E come trovare i soldi per pagarlo? 
Qui scatta l'idea brillante per recuperare i soldi, 
ovvero rapire due persone, 
legare una delle due a un congegno esplosivo a orologeria e convincere l'altra a rapinare una 
banca per mettere in salvo il suo amico.
L'attore protagonista nel ruolo di Will è Jesse Eisenberg, 
protagonista in Zombieland mentre qui interpreta lo sfortunato fattorino di pizze d'asporto che viene preso di mira dai due criminali da strapazzo. 
Lui dovrà rapinare la banca mentre il suo migliore amico, interpretato da Aziz Ansari, rischierà la vita con una bomba legata al petto.
Eisenberg ha preso parte anche al primo film di rilevanza su Facebook, ovvero
interpretando appunto il suo fondatore Mark Zuckerberg. In 30 minutes or less a dirigerlo ritrova Ruben Fleischer dopo la commedia comica e horror sugli zombie, mentre in cabina di produzione c'è Ben Stiller con la sua Red Hour Films, artefice di successi come Zoolander, Starsky & Hutch e Tropic Thunder.

lunedì 10 ottobre 2011

D'Artagnan e i tre moschettieri contro le trame del perfido Richelieu


Locandina I tre Moschettieri
Francia, 17° secolo.
Il giovane soldato di ventura D'Artagnan decide di recarsi a Parigi per entrare nel corpo dei Moschettieri.
Arrivato nella capitale, scopre che la milizia reale è stata sciolta e che solo tre uomini sono rimasti fedeli al sovrano:
Athos, Porthos e Aramis.
Dopo essersi unito a loro,
affronta una serie di avventure per difendere il Re e la madre dalle trame del perfido Cardinale Richelieu e dei suoi perfidi alleati,
Milady De Winter e il Conte di Rochefort.
Grazie al 3D e a un susseguirsi di scene mozzafiato,
il nuovo film di Paul W.S. Anderson promette "ancora più azione,
avventura e romanticismo rispetto al testo originale di Alexandre Dumas".

In uscita il 14 ottobre in tutte le sale cinematografiche. In attesa del film potrete godervi la visione del trailer.












Final Destination 5: Torna la fortunata saga horror, ancora in 3D


Un gruppo di dipendenti di una grande azienda, la Presage (nomen omen),
si imbarca su un pullman diretto a un convegno di due giorni.
Sam Lawton, uno del gruppo,
ha dei dubbi sul suo futuro ed è appena
stato scaricato dalla fidanzata-collega Molly, anche lei sul pullman.
I loro compagni sono un classico campionario di varia umanità, ciascuno con le proprie aspirazioni e i propri problemi.
Il pullman deve passare per un ponte ancora parzialmente in costruzione, con un piccolo cantiere attivo.
Mentre percorre lentamente il trafficatissimo ponte, Sam ha una visione a occhi aperti su una gigantesca catastrofe che porta tutti alla morte.
Si riscuote: capisce che qualcosa non va e, approfittando di una breve sosta,
scende frettolosamente dal pullman consigliando a tutti di fare altrettanto se non vogliono morire.
C’è chi gli dà retta e chi lo segue per farlo ragionare: quelli che per qualunque
motivo scendono dal pullman sono i soli a salvarsi dal crollo del ponte.
Ma la morte non vuole che il suo disegno imperscrutabile venga alterato e si mette al lavoro.
La struttura è quella ormai ferrea della serie, con il grande disastro iniziale a segnare il destino di quelli che pensano d’essere scampati alla morte.
Come in uno slasher, la differenza non è data dalla vicenda in sé, ma dalla fantasia con cui gli elementi che la compongono vengono ideati,
oltre che dal ritmo narrativo che,
se sufficientemente sostenuto,
può produrre suspense anche in presenza di un’inevitabile prevedibilità di fondo.
Quello che conta, in sostanza, sono le modalità con cui le morti avvengono.
Questo quinto episodio - che come il precedente si avvale del 3D per immergere lo spettatore nel cuore della vicenda - si presenta tra i migliori della serie,
pur con tutti i limiti imposti dalla poca malleabilità della struttura. Il disastro di partenza è costruito bene,
in un crescendo calzante di coincidenze negative che si fanno beffe degli sforzi di chi cerca di salvarsi.
Le morti susseguenti sono studiate in modo altrettanto convincente, insistendo sui dettagli per sostenere la tensione:
si sa che qualcosa accadrà, ma non si sa quando né come, mentre la concatenazione delle casualità si espande allo
spasimo in attesa di deflagrare in modo sanguinoso e letale.
Locandina Final Destination 5La prima morte - quella della ginnasta - è esemplare per crudeltà e sofisticazione.
Non tutte le morti sono ugualmente fantasiose, ma tutte hanno qualche guizzo bizzarro.
Il gioco sottile è però anche quello sulle aspettative dello spettatore, non facendo talvolta accadere nulla quando sembra che invece debba succedere di tutto.
I temi che il film tocca sono quelli tipici della serie, ma conservano la loro pregnanza: la colpa di essere vivi
quando gli altri sono morti, l’ineluttabilità del destino,
la sensazione che la vita sia solo un gioco crudele e che le persone siano misere pedine mosse da qualcosa di imperscrutabilmente futile.
Il finale percorre poi una strada in parte diversa e termina con un simpatico colpo di scena autoreferenziale di buona efficacia.
Gli effetti speciali sono all’altezza e danno la credibilità necessaria a questo nuovo tumultuoso viaggio
sulle montagne russe del destino e della morte.
Steven Quale li maneggia con capacità: ha fatto da supervisore agli effetti speciali visuali di Avatar
(oltre ad aver collaborato con James Cameron in vari ruoli per diversi dei suoi film) e quindi se ne intende.
Come regista è al suo esordio sul grande schermo, dopo un accettabile film catastrofico televisivo, Inferno di fuoco.
 Il cast è funzionale, niente di più ma anche niente di meno.
Tony Todd, icona dell’horror dai tempi del remake di La notte dei morti viventi, è una presenza quasi costante nella serie e
riprende qui il suo piccolo ma significativo ruolo di un coroner che sa molto di più di quanto sarebbe logico.